Stanza Grigia (Redux): 09. Gioco di Specchi [Capitolo Completo]

finale

 

Estratto

Attraverso la porta, le urla continuarono a susseguirsi senza tregua, incatenate l’una all’altra.

Nel corridoio, seduto a terra con la testa tra le ginocchia e le mani premute contro le orecchie, Gustav si chiese se il dolore che la stava attraversando fosse minimamente comparabile a quello che stesse provando Inès in quel momento. Desiderò che non fosse così. Desiderò che fosse solo la paura e non il dolore ad animarla.

Gustav alzò leggermente la testa e aprì un occhio. Trovò Boris accovacciato nella stessa posizione, poco distante da lui. Tra loro c’era solo una sedia a separarli, messa in fretta e furia sotto la maniglia della porta prima che Inès potesse fuggire dal bagno.

Finalmente, le urla s’indebolirono e cominciarono a scemare pian piano, lasciandosi dietro solo una tenue scia di singhiozzi e gemiti. La porta e la sedia smisero di tremare e cigolare sotto le spinte disperate di Inès, e nell’appartamento tornò il silenzio. Accertatosi che il pericolo fosse passato, Boris scattò in piedi, guardandosi per il corridoio con sguardo folle e confuso, carico di paranoia. Poi, quando incontrò gli occhi di Gustav, sembrò calmarsi e tornare alla sua fredda lucidità.

Gustav aprì la bocca in una fessura sottile. Le sue labbra cominciarono a tremare incontrollate. Capito quello che stava per succedere, Boris fece per gettarsi verso di lui, ma era già troppo tardi.

«Inès!» gracchiò Gustav, alzandosi per levare la sedia dalla maniglia.

«Gustav?», sussurrò Inès, incerta. Il pomello della porta tornò a girare incontrollato su stesso. In un attimo, Inès tornò a urlare e a strattonare la porta.

Download

PDF

ePub

 

Annunci

Stanza Grigia (Redux): 08. La Morte è Solo un’Altra Porta [Capitolo Completo]

finale

Estratto

Milano.

Sei anni prima.

GUSTAV

L’ho sempre visto deserto quel parchetto, te lo giuro. Lo giuro su tutto il tempo che ho passato ad aspettarti, e su tutto quello che hai passato tu ad aspettare me. Sembrava lo avessero fatto apposta per renderci la vita difficile, come sa avessero sempre saputo che quello che volevamo non ci era dovuto. Dov’erano tutti quando avevo più bisogno di loro?

Download

Download PDF

Download ePub

Stanza Grigia (redux): 09. Gioco di Specchi [Estratto]

finale

 

Era una stanza larga e spoglia, senza finestre, davanzali, termosifoni o qualunque altro scarto di oggetto d’arredamento. Solo quattro semplici mura. Il necessario per tenere su il soffitto.

La luce fioca della fiammella non permetteva di distinguere perfettamente il colore delle pareti. Avvicinandosi e stringendo un po’ gli occhi, si poteva distinguere un colore chiaro e sfumato, simile alla cenere. Probabile che quelle pareti non fossero mai state verniciate e che avessero conservato il colore grigio del cemento.

Boris girò per la stanza, alzando un velo di polvere a ogni passo e, aggirando il corpo di Inès, e si fermò di colpo.

«Cosa c’è? Che posto è?», chiese Gustav.

Boris non rispose e si limitò ad illuminare la parte di muro che gli stava davanti, dando un calcio a qualcosa che produsse un rumore metallico e strisciante.

Illuminò meglio l’area, scoprendo due lunghe catene arrugginite inchiodate al muro. Entrambe terminavano in un bracciale spesso che si apriva in due semicerchi, tenuti insieme da un lungo chiodo roso dalla ruggine dai bordi seghettati.

Un sorriso si aprì sul viso di Boris.

«Mi sa che abbiamo trovato qualcosa di meglio di una tovaglia o di una vasca piena di ghiaccio, qui.»

Chiuse lo Zippo e il buio gli inghiottì di nuovo.

Anticamere & Corridoi: ”Screaming Trees”

p14018-14-blueprint-graphic-1680x900

 

Estratto

Castelchiasso

Anno 2067

Cinquant’anni dopo l’Avvento del Mondo Nuovo.

Grazie al cielo avevano cambiato le lampade della sua stanza. La maniera in cui la luce al neon si rifletteva sul muro bianco le perforava gli occhi e la testa, impedendole ogni possibilità di immaginare, un posto lontano da quella stanzetta asettica. Aveva ancora bisogno di un’ultima bugia, dolce e accomodante come quella di cinquant’anni prima. Ormai si sentiva troppo vecchia per la verità.

Stava immobile, con il corpo esile immerso nell’ampio accappatoio blu sbiadito a fissare il lettino vicino al suo, ancora ben fatto, senza la minima piega. Nessuno lo aveva ancora occupato da quando si trovava lì. Avrebbe preferito vederlo sfatto, con tutti i segni della vita precedente tra le pieghe. In quel modo, pensava, sarebbe sembrata meno una promessa non mantenuta.

Download

PDF

ePub

Stanza Grigia (Redux): Capitolo 7 – Lo Spazio è Solo Rumore [Capitolo Completo]

finale

 

Estratto

«Prima che tu faccia qualcosa di stupido, qualunque cosa,» disse, avvicinandosi cauto, tenendo la pistola lontana dal suo corpo «Voglio che tu sappia che, qui dentro, nessuno ti sentirà urlare. Nessuno. Quello che sta per succedere là sopra è qualcosa che va oltre qualunque tragedia tu abbia sentito nei giornali o nei libri di storia. Ci saranno dei morti, tanti e centinaia di persone in fuga da qualcosa di molto, molto più pericoloso di me. Di noi se ne sbattono, capisci? In paese, poi, sarà un’Apocalisse peggiore di quella al quinto piano. La stessa cosa succederà contemporaneamente in ogni città, in ogni comune e in ogni cazzo di paesino, casa, camera, appartamento sparso per l’Italia. Questo per dirti… questo per dirti che il mondo, oggi, se ne sbatte di noi tre, che l’unico qui a sentirti urlare, oggi, sarò io.»

DOWNLOAD

PDF

ePub

Conclusione della prima parte della Stanza Grigia (il finale della prima parte di questo capitolo è cambiato dall’ultima volta. scusate il disagio…)

 

 

Scricchiolii: 01. Festa della Mamma (Estratto)

scricchiolii

 

Estratto n°1

Castelchiasso.

03 Settembre 1997

«Novantotto… novantanove… cento!»

La bambina aprì gli occhi e cominciò a vagare per l’atrio della chiesa, facendo bene attenzione a non scivolare nelle pozze di sangue sparse per il pavimento.

«Corri, nasconditi, comunque ti trovo,» urlò con la voce acerba e stridula. I piedi nudi sul legno rimbombavano nella sala come minuscole esplosioni di petardi nelle della sua mamma, rannicchiata dietro l’ultima fila di panche vicino all’entrata.

Aspettava che la trovasse, facendo scivolare il rosario nella mano tra le mani tremanti, sussurrando un Ave Maria con la voce spezzata dal pianto, scossa dalla paura. Si sarebbe confessata volentieri se il corpo del prete non fosse stato appeso a decine di metri sopra l’altare, con le braccia aperte e i polsi legati alle liane di edere e rampicanti che pendevano per il soffitto, insieme a decine di altri fedeli.

La bambina continuava a cercare, facendo zig-zag tra i vari corpi dei fedeli, piegandosi sotto ogni panca e spostando teste o mani che potessero bloccarle la visuale. I piccoli piedi sfioravano capelli e fronti umide di sangue e sudore, mani torte ad artiglio, congelate in un rigor mortis che le faceva sembrare animali impagliati. Dal pavimento e dal soffitto, centinaia di occhi senza vita la osservavano nella sua ricerca, con ancora impresse nelle pupille l’ultimo istante sconvolto di terrore di quando il loro sguardo ha incontrato quello freddo e paziente di Angelica.

Le urla rimbombavano ancora nella testa della mamma. Non esplosero tutte insieme, come si addiceva in un qualunque scena di panico collettivo, no. Era partito incerto, silenzioso, come se si fossero rifiutati di realizzare fino alla fine cosa gli stesse succedendo. Solo verso la fine le urla si levarono come uno sciame di vespe, mentre i vetroni della chiesa tremavano, percossi dal suono dei pianti, delle preghiere, della carne e dei vestiti che si laceravano, dal ticchettio dei denti che cadevano sul pavimento.

Indossavano i loro vestiti da messa: anonimi completi grigi per gli uomini casti abiti lunghi monocromatici e gioielli appariscenti per le signore. Avevano scelto accuratamente il loro abbigliamento per la sera in cui avrebbero deciso di cacciare definitivamente la ”troia” e la sua bestia dalla comunità.

Poteva tornare tra le braccia di quel branco di depravati in tunica bianca che si nascondevano nei boschi con le loro foglie e le loro allucinazioni. La bambina non sarebbe venuta con lei, se lo poteva sognare. Per lei c’era ancora speranza, ma Angelica non voleva stare senza la sua mamma, e se gli altri non fossero stati d’accordo, allora la Luce poteva invadere i loro corpi e sciogliere i loro occhi bovini nelle orbite vuote.

«Trovata.»

Laura alzò la testa dalle ginocchia, lanciando un rapido gridolino di sorpresa. Angelica stava in piedi davanti a lei, nuda, il corpicino pallido e secco ricoperto di sangue ormai rappreso. La guardava con il suo solito sguardo di marmo, carico di curiosità.

Le braccia di Mickey Mouse intrappolato nel quadrante dell’orologio da polso della piccola erano entrambe tese alzate sopra la testa, come per arrendersi, indicando la mezzanotte. Erano appena entrati nel terzo giorno di settembre: la sua bambina aveva finalmente compiuto otto anni.

«Hai imbrogliato,» disse Angelica, incrociando le braccia e piegando la testa di lato.

«Cosa, tesoro?» chiese la sua mamma, tradendo una macchia di paura nella voce.

«Ti sentivo piangere. L’hai fatto apposta, mi hai fatto vincere.»

«Scusami, tesoro,» Laura sorrise, asciugandosi il naso e gli occhi con il polso. «A mamma non piace vederti perdere. Vogliamo riprovare?»

Angelica scosse la testa.

«Vuoi… vuoi un abbraccio?» chiese la mamma, aprendo incerta le braccia

Angelica fece di sì con la testa. .

Laura rispose al suo cenno, tendendo un sorriso costretto, più simile a un ghigno disperato, e avanzò a carponi verso di lei. Levò le mani da terra, titubante, come tenendosi in equilibrio su un piano instabile, e le posò impaurita sulle scapole della bambina. La pelle della piccola odorava di edere e vaniglia, sporcato da quello dolciastro di sangue e carne.

Angelica affondò le piccole dita nella schiena della sua mamma e appoggiò il mento nell’incavo della spalla.

«La tua Luce non si muove quando sei con me,» disse Angelica, con voce fredda, analitica.

La mamma scoppiò a piangere, lanciando singhiozzi striduli nelle orecchie della bambina.

«Non fa niente,» disse Angelica. «Abbiamo tempo.»

Estratto N° 2

La stanza era la 309.

Posò il vassoio rosa davanti alla porta e si assicurò che non ci fosse nessuno a passare per il corridoio. Poggiò la schiena e strisciò giù, fino a sedersi. Schiacciò un orecchio contro la porta e rimase in ascolto. Poteva sentire i suoi passi ovattati avvicinarsi verso la porta, finché non si fermò. Angelica si era premurata di non produrre né un rumore né un suono, di non dare alcun indizio della sua presenza, ma lei lo sapeva che era lì: era una di quelle certezze che una madre poteva avere solo con sua figlia.

«Ciao, mamma,» disse Angelica, alzando una manica dell’accappatoio e giocando con un molare incastonato nel polso, poco sopra il suo orologio da Mickey Mouse. «Ti ho portato il pranzo.»

Nessuna risposta, a parte il debole frusciare della tunica dietro la porta.

«Ti avevano preparato il puré con il formaggio. Gli ho detto che non puoi mangiare latticini e te lo hanno rifatto. Penso stessero cercando di ucciderti di nuovo,» Angelica rise tra sé e sé.

Smise di giocherellare con il dente e prese a pestare ritmicamente i piedi sul pavimento, in attesa di una risposta da dietro la porta. Si sorprese della distribuzione ordinata dei suoi nuovi denti: mani, piedi e viso e collo erano le uniche zone non colpite da qualunque cosa le fosse successo. Continuava a torturare quei denti, stringendoli, cercando di farli dondolare e torcerli in mezzo alla carne. Cominciò finalmente a capire chiunque avesse l’abitudine di torturarsi i brufoli e i punti neri.

«Oggi non sono riuscita a fare la corsa del mattino, mi hanno fatto lavorare presto. Sembrava un brav’uomo, quello di oggi. Ha falsificato qualche conto, le spese della festa. È stato un peccato, no? Tu diresti così.»

Alzò un dito e cominciò ad accarezzare le venature della porta di legno, trattenendosi dal desiderio di bussare.

«Mi è successa una cosa strana con lui: mi ha chiesto se potevamo farlo su una collina dove andava da ragazzo. Tanto che andavamo lì, continuava a parlarmi di come in quel campetto giocava con i bambini, di come ha dato il bacio lì e là, di come le piaceva la bambina di quella casa. Di solito gli altri dicono altre cose…» s’interruppe un attimo e tornò a giocare col dente sul polso. «Anche gli altri parlano, ma non mi importa mai niente. Nemmeno di lui m’importava davvero. Ma in quel momento, non riuscivo a non pensare che tutti quei ricordi sarebbero stati spazzati via con un colpo di pistola, persi per sempre. Ma, sono rimasto ad ascoltarlo. Ricordo ogni parola e adesso vivono con me. Forse non ha davvero perso tutto, vero?»

Sentì un altro fruscio da dietro la porta. Angelica poggiò di nuovo il dito sul legno, questa volta piegando una nocca, pronta a bussare. Rimase con il dito a mezz’aria, indecisa.

«Sei con papà?» chiese.

Ancor nessuna risposta.

Scosse la testa e si rialzò. Rimise il vassoio a posto, si piegò verso la porta e gli diede un bacio.

«Adesso devo andare, mamma. Devo fare i miei esercizi,» accarezzò la porta con entrambe le mani, sorridendo, immaginando sua madre in piedi dall’altra parte. «Ti voglio bene. Pensami un po’, oggi.»

Stanza Grigia, Redux: 07. Lo Spazio è Solo Rumore (Estratto)

finale

 

Boris stava in piedi al centro della sala. Ansimava per la fatica, con le gambe e le braccia divaricate, tese, come se avesse appena finito di sollevare un carico pesante. La camicia blu era pezzata di sudore sotto le ascelle e dietro la schiena.

Si girò di scatto, lanciando un grugnito di sorpresa. Con il viso madido di sudore e gli occhi sbarrati, fissò Gustav come un animale braccato. Chiuse le dita in un pugno e cercò di mostrare un sorriso rassicurante.

«Ehi, Gustav.»

Due sedie erano state gettate a terra, stese lungo un lato sul pavimento. I cocci di una bottiglia circondavano una pozza di liquido rosso scuro; l’olezzo acido che riempiva la stanza gli diceva che era vino che si mescolava all’odore acre di sudore, stagnante nell’aria gelida.

Gustav chiuse la porta dietro di sé, un’azione istintiva che qualche ora dopo avrebbe chiamato ”il suo primo errore”.

«Dov’è Inès?»

Boris fece per aprire la bocca, ma una voce lontana, proveniente dal bagno, lo interruppe.

«Gustav?»

La voce di Inès usciva ovattata, da dietro la porta, disperata e sollevata per l’arrivo di Gustav.

«Gustav, ha una pistola,» urlò Inès, terrorizzata.

Il sorriso di Boris sparì, lasciando solo una smorfia ansiosa e indecisa. Tirò fuori la pistola da dietro la cintura e caricò il colpo, senza puntarla verso di Gustav.

«Prima che tu faccia qualcosa di stupido, qualunque cosa,» disse, avvicinandosi cauto, tenendo la pistola lontana dal suo corpo «Voglio che tu sappia che, qui dentro, nessuno ti sentirà urlare. Nessuno. Quello che sta per succedere là sopra è qualcosa che va oltre qualunque tragedia tu abbia sentito nei giornali o nei libri di storia. Ci saranno cadaveri, sangue, tante e centinaia di persone in fuga da qualcosa di molto, molto più pericoloso di me. Di noi se ne sbattono, capisci? In paese, poi, sarà un’Apocalisse peggiore di quella al quinto piano. La stessa cosa succederà contemporaneamente in ogni città, in ogni comune e in ogni cazzo di paesino, casa, camera, appartamento sparso per l’Italia. Questo per dirti… questo per dirti che il mondo, oggi, se ne sbatte di noi tre, che l’unico qui a sentirti urlare, oggi, sarò io.»

Work in Progress (Scricchiolii + Una Stanza Grigia, seconda parte)

 

SCRICCHIOLII (Sinossi)

A pochi giorni dall’Avvento,  Angelica si risveglia con il corpo totalmente ricoperto da denti. Incisivi, molari e premolari fusi alla carne e alle ossa che tremano e scricchiolano a ogni movimento e  a ogni respiro.
Avrà poco tempo per adattarsi alla sua nuova condizione e finire il suo ultimo incarico, commissionato dai suoi Fratelli.

 

Ci si vede a settembre!

[Fuori dallo Zeitgeist Hotel] Fluffers/CdM [Antologia completa]

fluffers

Copertina a cura di Sophie Lamoretti

 

Sei storie brevi, tra circoli di lotta tra carlini mannari, pessimi coinquilini, diete alternative, primi halloween, storie narrate in cinema deserti e rospi domestici.

 

01. Fluffers (PDF) – (ePub)

02. Il Primo Costume di Felicia (PDF) – (ePub)

03. CdM (PDF) – (ePub)

04. Hummus (PDF) – (ePub)

05. La Fatina degli Occhi (PDF) – (ePub)

06. Il Rospo Nero (PDF) – (ePub)(ePub)

 

Fluffers/CdM (eBook Completo) (PDF) – (ePub)

 

Ci rivediamo presto con  ”Una Stanza Grigia” e ”Scricchiolii”

Zeitgeist Hotel, Ciclo Uno: Ultimo Trip di un Don Giovanni Perbene [COMPLETO]

d2b569fb480a38b01b14fd7f55d9bf58

 

Willhelm Strauss è stato uno dei più grandi attori dei nostri tempi. Adesso la sua stella è sbiadita ed è conosciuto dalle nuove generaioni come il membro più anziano dei «Figli di Fathima», nonché il suo simbolo. A pochi giorni da «L’Avvento», il suo mondo fatto di set, feste, donne ed eccessi comincia a crollargli addosso, ma nei pochi giorni rimasti prima dell’arrivo di una «Nuova Luce», ha ancora tempo per un ‘’ultimo trip’’ per recuperare i cocci del passato e, con loro, il ricordo di sua figlia.

Capitolo 0 – Partire dal Basso (PDF – ePub)

Capitolo 1 – Nessuna Improvvisazione (PDF – ePub)

Capitolo 2 – La Signora delle Acque (PDF – ePub)

Capitolo 3 – Quello Che Volevamo Vedere (PDF – ePub)

Capitolo 4 – Fuori Sincro (PDF – ePub)

Capitolo 5 – Peep Show (PDF – ePub)

Capitolo 6 – Mostri Come Noi (PDF – ePub)

Capitolo 7 – Nessuna Bugia. Nessuna Paura. (PDF – ePub)

Capitolo 8 – Neve ad Agosto, Parte 1 (PDF – ePub)

Capitolo 9 – Arto dopo Arto. Dente dopo Dente. (PDF – ePub)

Capitolo 10 – Neve ad Agosto, Parte 2 (PDF – ePub)

Capitolo 11 – Il Giardino di Vetro (PDF – ePub)

Capitolo 12 – Il Dono (PDF – ePub)

Capitolo 13 – Controfigura (PDF – ePub)

Capitolo 14 – Ultimo Trip [Finale] (PDF – ePub)

 

Presto nella versione ebook in un unico volume