Ultimo Trip: Capitolo 6 – Mostri Come Noi (Parte 1 di 2)

[…] Un ragazzo si precipitò nella hall. Stessa tunica bianca, stesso mitragliatore a tracolla. Si mise in mezzo alla sala e cominciò a puntare il fucile verso i mobili, i muri e i pilastri della hall. Quando vide Strauss, gli puntò il mitragliatore contro e si paralizzò. Era pallido e magro, con occhiaie profonde e le guance scavate. I capelli castani, con quello che doveva essere un lungo ciuffo ben stirato, erano appiccicati alla fronte madida di sudore. Lo guardava con gli occhi sbarrati dalla confusione e per il terrore. Strauss sentì una specie pena nel petto; era certo che probabilmente quel moccioso non sapesse nemmeno perché tenesse un fucile in mano.

Guardandolo meglio, notò che il ragazzo aveva il viso completamente ricoperto di sangue e foglioline. Stranamente, la tunica era rimasta immacolata, come se avesse infilato la faccia in un lavandino riempito fino all’orlo di sciroppo rosso. Rimasero a fissarsi.

«Io le mani non le alzo,» disse Willhelm, impassibile.

Il ragazzo non diede risposta e assicurò la presa intorno all’arma.

«Mi sa che sei in ritardo, sai?» continuò. «Gli altri sono andati. I Fratelli del centro-sud si sono già mossi, mi hanno detto.»

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