Postfazione alla versione eBook di “Una Stanza Grigia”

CONGRATULAZIONI!!!

Se sei arrivato fino a qui senza saltare nemmeno una posizione sul tuo kindle, kobo o qualunque altro dispositivo tu stia usando, vuol dire che hai appena finito di leggere l’opera prima di un autore esordiente, senza che a questa fosse fatta pubblicità di alcun tipo, né una singola recensione o un minimo di passaparola.

Sentiti orgoglioso di te stesso. Hai fatto un’opera di bene, quasi l’equivalente di aiutare uno sconosciuto a montare una ruota di scorta, di notte, sotto una pioggia torrenziale, persi nel quartiere più malfamato della città.

Ti sei lasciato prendere dalla curiosità, o forse ti è solo piaciuta la copertina (quello purtroppo non è merito mio, ma di Giulia Bacchini, che è un’ottima disegnatrice e ha dato alla storia un colore che io non avrei mai potuto dare) ti ha attratto la sinossi, aspettandoti qualcos’altro, magari qualcosa di completamente diverso (forse qualcosa di meglio).

Se ti aspettavi un dramma forse c’è troppo sangue, se ti aspettavi un horror forse ti aspettavi più sangue e più viscere (non è così, eh? Razza di morboso psicopatico…).

Ma sono sicuro che ci sarà un opinione comune tra di voi che hanno scaricato questo mini-ebook.

La posso vedere la vostra espressione di sufficienza e disappunto sui vostri volti… e posso prevedere anche le domande:

Cosa è successo a Inès? (Non azzardatevi a dire z*****e o v***s).

Che fine hai fatto fare a Boris?

Cosa centra la bimba e cosa centra l’edera?

Chi è Stanislao? E Tartaruga? E tutti gli altri tizi?

E ‘sta famosa festa?

Sei un altro di quelli che è rimasto bruciato con Lost e pensa che sia una figata pazzesca perché ci sono un sacco di misteri che non sono svelati e ci sta perché sono MISTERI e gli autori hanno sempre saputo come gestirsele e sta allo spettatore unire tutti puntini e adesso ti credi uno scrittore fighissimo?

Bé, lasciatemi dire che Lost mi ha insegnato come non dovrei MAI scrivere una storia del genere.

Non me la sono mai voluta bere la cosa del “sappiamo sin dall’inizio come sarebbe andato a finire” perché la serie ci ha dimostrato ampiamente come quella fosse effettivamente una balla monumentale (per cui vengono ancora cazziati… e da grande non voglio fare la stessa fine).

Da lettore e spettatore non vorrei né vedere né leggere una storia del genere e non è di certo mia intenzione scriverla.

Tutte le domande avranno una risposta, e queste risposte non sono a beneficio del lettore perché si senta soddisfatto né a beneficio mio, per tirarmi fuori dai guai e farci una bella figura, ma sono a beneficio della storia e nient’altro.

Detta in maniera molto schietta, non ho intenzione di fare il figo, ecco.

Per questo il volume si chiama “Zeitgeist Hotel, Stagione 1: Una Stanza Grigia”. Ci saranno altre stagioni, conosceremo gli altri inquilini che hanno occupato l’albergo in quei quattro giorni d’agosto, vi parlerò della festa nel quinto piano e, pian piano, attraverso qualche salto temporale, conosceremo la storia di Melissa, dell’edera e della Stanza di Fathima.

Se avrete un po’ di pazienza, avrete l’occasione d’incontrare un vecchio don giovanni alla ricerca della gloria perduta tra le mura del bordello dell’hotel, tra allucinogeni e riti sciamanici, o un giornalista che nel giro di una notte si ritroverà con il corpo completamente ricoperto da denti ed è perseguitato da vecchie fotografie del passato, oppure farete conoscenza delle pulsioni sessuali di Stanislao Sclavi e della sua discutibile passione per l’S&M e la pornografia in generale. O forse, preferite sapere cosa succede quando un nutrito gruppo di hipster decide di servirsi di un’innocua festa in costume per i loro scopi.

C’è tempo per ogni cosa, e ogni storia ha bisogno della sua aria e del suo spazio, e in questo spazio ho preferito concentrarmi su Inès, Gustav e Boris, su come la loro storia d’amore potesse muoversi in mezzo al caos dell’hotel, vedere se sarebbero diventate persone migliori o se, semplicemente, sarebbero rimasti quello che sono sempre stati, con i loro rancori e i loro rimpianti. Non sono persone diverse da voi e se vi foste ritrovati in quella situazione, fidati che non avreste fatto niente di estremamente profondo, significativo o “letterario”.

Mi rendo conto che possa sembrare un segno di debolezza e insicurezza mettermi a spiegare tutto questo, ma non mi avete mai sentito nominare da nessuna parte, nemmeno sapete che faccia ho (e non ho ancora intenzione di mostrarvi una mia foto in posa meditabonda o misteriosa da scrittore, circondato da libri o con il portatile in grembo a bollirmi i testicoli), e se cercate il mio nome su google troverete un sacco di gente interessantissima, ma che non centra nulla con me, quindi è giusto che qualche spiegazione ve la dia.

Se volete leggere le altre storie c’è un indirizzo dove poterlo fare: hotelzeitgeist.wordpress.com.

Visitatelo se vi è piaciuto “Una Stanza Grigia” e siete curiosi di conoscere le altre storie.

Visitatelo se non vi è piaciuto “Una Stanza Grigia” e sperate che le altre storie siano molto meglio di questa.

Visitatelo se vi ha fatto schifo e volete sfottermi nei vostri blog, nelle webzine o con gli amici.

Visitatelo se scrivete anche voi e volete che ci si sostenga tra “colleghi”.

Il prossimo volume si chiamerà “Zeitgeist Hotel, Stagione 2: Di Schiavi e Padroni”, dove in quei quattro giorni Stanislao Sclavi raggiungerà l’apice massimo della sua vita da schiavo e potrà ricongiungersi col suo padrone.

Grazie della lettura e della fiducia,

Reda Wahbi

P.S.

Per i refusi… per quelli non ho giustificazione che regga. Mi dispiace.

Per chi sta seguendo il blog:

Per il primo capitolo di “Di Schiavi e Padroni” dovrete aspettare un paio di settimane, forse tre. Ho un’università da finire, sapete com’è…

In ogni caso, prima di ritornare nello Zeitgeist Hotel, pubblicherò due storie brevi:  “Il Ponte” “Senza Titolo #22”.

e vi ricordo che per Zeitgeist Hotel esistono una pagina facebookun profilo twitter e addirittura una pagina su Google+ e su tumblr

A Lunedì prossimo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...