Work In Progress o “Il Punto della Situazione”

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Come già spiegato qualche articolo fa, è difficile mandare avanti certi hobby quando l’università ci si mette di mezzo, e come previsto, ha leggermente rallentato la pubblicazione settimanale della “Stanza Grigia”, ma come potete evincere dalla foto, il quarto capitolo è in fase di stesura e non credo gli ci vorrà troppo.

Tuttavia, questa è un’ottima occasione per parlare della “Stanza Grigia”. Dando un’occhiata al riassunto dei click da quando ho aperto il blog a questo istante, ho notato che c’è chi ha scaricato tutti e tre i capitoli e chi si è limitato a scaricare “Scricchiolii”. Il post è rivolto a chi l’ha letto, a chi lo sta leggendo e a chi, dirottato su questo blog da twitter, dai forum o da qualche articolo o recensione, lo leggerà. Oppure sto semplicemente parlando da solo, e in questo caso non c’è danno e non c’è vergogna.

Sicuramente avrete notato (o noterete) un andamento abbastanza lento dell’azione e che, soprattutto, quell’orrore promesso dal tag e dalla sinossi, ora come ora, non si è ancora palesato, a meno che l’inesorabile distruggersi di una relazione e le campagne parmigiane non siano il vostro incubo peggiore.

Il fatto è che tengo parecchio a Inès e Gustav e vorrei che la loro sorte vi prema tanto quanto preme a me. Ormai è un annetto che la loro storia mi frulla in testa, passando da una forma all’altra, cambiando continuamente di direzione, passando attraverso una serie infinita di crudeltà. La loro storia ha bisogno di aria e ha bisogno di prendere tutto lo spazio possibile prima che del sangue (e altra materia) venga versato sul pavimento della stanza 417 (e succederà presto, più o meno intorno al quinto capitolo). Glielo devo in qualche modo.

Ma perché ho deciso di tirarla tanto per le lunghe? Subito spiegato.

Ricordo una sera, al cinema estivo, in cui veniva proiettato il remake di “Venerdì 13”.  Al di là del piattume e della prevedibilità di una trama, quello che mi aveva sconvolto alla fine della proiezione era questa semplice questione: “Una decina di persone sono state trucidate a colpi di machete davanti ai miei occhi e non me n’è fregato nulla. Ma nulla! Nulla davvero…“.  Non che sia particolarmente cinico o insensibile, anzi, ma semplicemente persone del genere, con lo spessore emotivo e psicologico di un pneumatico, non esistono ( e semmai esistessero, allora sì, forse meriterebbero di morire…). I personaggi di quel film erano carne da macello, né più né meno, o semplicemente riuniti per qualche esperimento antropologico.

Ciò che rende una storia dell’orrore (o qualunque altra) degna di essere vissuta sono i personaggi e il legame che si crea tra spettatore/lettore, semplicemente perché quella persona che lotta per sopravvivere o che è sopraffatto dall’imprevedibilità di certi eventi soprannaturali potremmo essere benissimo noi, e voi potreste essere benissimo Inès e Gustav (o Boris. Chi è Boris? Anche lui arriverà presto).

Non sono speciali, dalle loro bocche non escono frasi memorabili e non tengono segreti oscuri in attesa di essere svelati. Sono esattamente come noi, non sono diversi dalle altre coppie che conoscete e che evitate, semplicemente hanno scelto il posto sbagliato per fare pace. Li state spiando e li state seguendo nella loro vacanza, come un gruppo di stalker, e vedete la loro storia creparsi un millimetro dopo l’altro.  Potrebbe essere che vi affezionate a certi aspetti del loro carattere, che vi immedesimiate o che vi abituiate a certi comportamenti e poi… poi accadrà l’irreparabile, e lì spero di procurarvi un piccolo dispiacere, fino a quel momento è la sola reazione che voglio.

Non siete dei barbari, non siete dei mostri, non vi accontentate semplicemente di leggere di gente macellata, non senza averla conosciuta prima, non senza che il loro “trapasso” venga accolto da un minimo moto di dispiacere da parte vostra.

Se il mio comportamento verso i miei personaggi, dal quinto capitolo in avanti, vi disgusterà o vi irriterà in qualche modo, allora dormirò felice e potrò dire che il tempo passato davanti word è tempo ben speso.

Un’ultima postilla. Non sento questa versione della “Stanza Grigia” come una versione definitiva al 100%. Massimo al 90%, quello si. Può essere che cambi o aggiunga qualcosa nel momento di riunire la storia in un unico “file” (così come potrebbe accadere una volta assemblato tutto “Zeitgeist Hotel”). Non pubblico le mie storie sul blog per mettermi in vetrina o per spacciarmi per “scrittore”. Non mi sento uno scrittore né tanto meno uno scrittore emergente, ma di questo magari parlo un’altra volta. Il blog è un luogo di scambio, di condivisione ed è questo che voglio fare con voi, condividere. Perciò, se leggete la storia e qualcosa non vi piace, scrivetemelo, potreste aiutarmi a renderla una storia migliore.

Non prendete questo articolo come un tentativo disperato di difendere il mio racconto, ci saranno altri motivi per cui possa piacervi o meno, indipendentemente da come si smuoveranno le acqua dal quinto capitolo in poi. Prendetela piuttosto come una dichiarazione di intenti.

Ci si rivede per il quarto capitolo, che arriverà presto, ora che sono un uomo libero da impegni didattici (per il momento).

Grazie per il download e le iscrizioni, e grazie a chi leggerà.

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