Fuori dallo Zeitgeist Hotel # 1 – La Gentilezza Degli Estranei

Un altro racconto prima di ritornare allo Zeitgeist Hotel (questa settimana).

La Gentilezza degli Estranei (6 pgg).

Mercoledì mattina, Nonna Vanna venne svegliata di soprassalto dallo spernacchiare meccanico e insistente del citofono.

Quanto fosse necessario chiamare l’elettricista per levare quel suono tanto sgradevole quanto buffo fu il secondo pensiero che le passò per la mente ancora intorpidita dal sonno.

Il primo pensiero consisteva nello sciame di mosche cromate che, in sogno, le ronzavano minacciose e scintillanti, formando un blocco di luce spesso e accecante che si spostava fluttuando nel buio intorno a lei.

Si girò faticosamente su un lato, accarezzò lo spazio lasciato vacante dal suo amato Alide e rivolse lo sguardo verso le stanghette e i puntini illuminati di rosso acceso della sveglia digitale che segnavano le dodici e trenta.

Si alzò di scatto, come percorsa da una scarica elettrica, borbottò un paio di bestemmie infilandosi le pantofole rosa e uscì zoppicando dalla stanza.

Non fece in tempo a superare la soglia che suonarono una seconda volta. Il suono del citofono le ricordò il ronzio di quelle mosche.

«Ho ancora paura del buio, Lorenzo», bisbigliò Nonna Vanna zoppicando verso il citofono, «ho ancora paura del buio e tu non ci sei» […].

Il resto qui:

La Gentilezza Degli Estraneri (PDF)

La Gentilezza degli Estranei (ePub)

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